Identità digitale, euro digitale: fin dove può arrivare la digitalizzazione delle nostre vite?
La risposta breve, prima di tutto il resto. No, l’identità digitale europea non è obbligatoria per i cittadini: il regolamento che la istituisce dice esplicitamente il contrario. No, l’euro digitale non esiste ancora, e non è stata presa alcuna decisione di emetterlo. Sì, però, un’infrastruttura si sta costruendo, pezzo per pezzo, con scadenze precise: fine 2026 per i portafogli d’identità, fine 2027 per la loro accettazione obbligatoria da parte di alcuni soggetti, non prima del 2029 per un eventuale euro digitale. E sì, la vera questione di libertà civili non riguarda ogni singolo tassello preso isolatamente, ma ciò che risulterebbe dal loro insieme.
Questo dossier fa chiarezza. Ogni affermazione rimanda a un testo ufficiale: regolamenti pubblicati nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, comunicati della Banca centrale europea, documenti della Commissione, del Parlamento e del Consiglio, testi francesi. Niente articoli militanti, niente screenshot di social network. Tre livelli di lettura, chiaramente separati: ciò che è approvato, ciò che è in preparazione, ciò che resta uno scenario.
| Tema | Approvato | In preparazione | Scenario |
|---|---|---|---|
| Portafoglio d’identità (EUDI Wallet) | Regolamento (UE) 2024/1183, in vigore | Diffusione nazionale entro il 24/12/2026 | Obbligo di fatto per generalizzazione dell’uso |
| Accettazione del wallet | Obbligatoria per settori regolamentati e grandi piattaforme dal 24/12/2027 | Atti di esecuzione, recepimenti | Estensione dell’ambito di accettazione obbligatoria |
| Verifica dell’età in Francia | Legge SREN (2024), quadro Arcom | App UE di verifica dell’età, divieto dei social network agli under 15 (approvato dall’Assemblea nazionale francese il 26/01/2026, iter parlamentare in corso) | Verifica d’identità generalizzata all’ingresso del web |
| Chat Control (scansione dei messaggi) | Scansione volontaria prorogata fino al 03/04/2028 | Regolamento permanente (CSAR): 5 triloghi senza accordo, ripresa il 29/09/2026 | Scansione obbligatoria, inclusi i messaggi cifrati |
| Euro digitale | Nessuno. È partita solo la fase di preparazione tecnica della BCE | Regolamento in negoziazione, progetto pilota previsto per metà 2027 | Emissione dal 2029, moneta «programmabile» |
1. L’identità digitale europea: cosa dice davvero il testo
La base giuridica è il Regolamento (UE) 2024/1183 dell’11 aprile 2024, noto come «eIDAS 2.0», pubblicato nella Gazzetta ufficiale il 30 aprile 2024 e in vigore dal 20 maggio 2024. Impone a ogni Stato membro di mettere a disposizione dei propri cittadini e residenti almeno un portafoglio europeo di identità digitale, l’EUDI Wallet, entro il 24 dicembre 2026. In pratica: un’app che permette di archiviare e presentare attestazioni certificate (identità, patente, diplomi) e di dimostrare un attributo preciso, ad esempio la maggiore età, senza rivelare il resto.
Tre punti del testo meritano di essere letti così come sono scritti, perché contraddicono sia i discorsi allarmistici sia quelli troppo rassicuranti.
L’uso è volontario per il cittadino. Il regolamento stabilisce il principio di una diffusione dell’identità digitale «utilizzata su base volontaria e controllata dall’utente». Il testo prevede anche una clausola di non discriminazione: l’accesso ai servizi pubblici e privati non può essere negato con la motivazione che una persona non usa il portafoglio. È scritto, è opponibile. Chiunque affermi oggi che «l’identità digitale sarà obbligatoria per tutti» va oltre il testo.
L’accettazione, invece, diventa obbligatoria per alcuni soggetti. Dal 24 dicembre 2026, i servizi pubblici online che richiedono l’identificazione dovranno accettare il wallet. Dal 24 dicembre 2027, l’obbligo si estende ai settori privati regolamentati (banche, telecomunicazioni, sanità, trasporti, energia, istruzione) e alle grandi piattaforme online, quando un utente sceglie di presentarlo. È un obbligo lato amministrazioni e imprese, non lato cittadini. Ma è proprio questo obbligo che farà esistere l’infrastruttura su larga scala.
Il punto di attenzione onesto: l’obbligo di fatto. Uno strumento può restare giuridicamente volontario e diventare socialmente ineludibile. Se domani la verifica dell’età, l’apertura di un conto bancario o l’accesso a certi social network passeranno in pratica dal wallet perché è la strada più semplice, la «libera scelta» diventa teorica per una parte della popolazione. Non è un fatto compiuto, è una traiettoria possibile — ed è proprio in questo momento che il dibattito democratico ha ancora presa.
A che punto è davvero la diffusione? Gli atti di esecuzione tecnici sono stati adottati a fine 2024 (incluso il regolamento di esecuzione (UE) 2024/2979 sull’integrità e le funzionalità dei portafogli). Gli Stati procedono in ordine sparso: la Germania, ad esempio, ha annunciato il proprio wallet statale per inizio gennaio 2027, dopo la scadenza. La Francia lavora sulla base di France Identité. La scadenza di dicembre 2026 sarà rispettata in modo diseguale, e questo è già un’informazione di per sé: l’infrastruttura arriva, ma più lentamente e in modo meno uniforme di quanto suggerisca il calendario ufficiale.
2. La verifica dell’età: la Francia come laboratorio
È in Francia che la questione «identificazione e internet» è più avanzata, e non arriva da Bruxelles ma da Parigi. La legge SREN n. 2024-449 del 21 maggio 2024 ha affidato ad Arcom, il regolatore francese dei media, il potere di imporre ai siti per adulti un quadro tecnico di verifica dell’età, adottato il 9 ottobre 2024 (delibera n. 2024-20, dopo il parere della CNIL) e applicabile dall’11 gennaio 2025. Il suo requisito centrale, obbligatorio dall’11 aprile 2025 per almeno un metodo proposto: il «doppio anonimato», cioè il sito non conosce l’identità del visitatore e il fornitore della prova d’età non sa quale sito si stia consultando. Il Consiglio di Stato francese ha convalidato il dispositivo regolamentare nel luglio 2025.
Il livello successivo è in costruzione: l’Assemblea nazionale francese ha votato il 26 gennaio 2026 una proposta di legge che vieta i social network agli under 15. Il testo prosegue il proprio iter parlamentare, ma la sua logica è chiara: per vietare l’accesso ai minori, bisogna verificare l’età di tutti. In parallelo, la Commissione europea sviluppa dal 2025 un’app di verifica dell’età pensata per integrarsi con l’EUDI Wallet.
Il principio del doppio anonimato è una vera risposta tecnica a un problema reale. Ma ogni estensione dell’ambito di applicazione (dai siti per adulti ai social network, e potenzialmente oltre) avvicina a un internet in cui dimostrare qualcosa su di sé diventa la condizione d’ingresso. La domanda da porre a chi decide non è «sei favorevole o contrario alla protezione dei minori» — nessuno di serio è contrario. È: «quali garanzie strutturali impediscono che lo strumento di verifica dell’età diventi uno strumento di identificazione generale?»
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3. Chat Control: lo stato esatto, senza drammatizzare
Abbiamo pubblicato un articolo completo e aggiornato regolarmente sul tema: Chat Control nel 2026: chi scansiona davvero i tuoi messaggi. Riassunto della situazione ad agosto 2026, perché è indispensabile per il quadro d’insieme.
Coesistono due testi. Il primo, la deroga temporanea alla direttiva ePrivacy (Regolamento (UE) 2021/1232), autorizza le piattaforme non cifrate (Gmail, Messenger, Instagram, Snapchat, Xbox tra le altre) a scansionare volontariamente le comunicazioni alla ricerca di contenuti di abuso sessuale su minori. Respinta dal Parlamento europeo il 26 marzo 2026 per un solo voto sull’emendamento decisivo, scaduta il 3 aprile, è stata rilanciata dal Consiglio a fine giugno come regolamento autonomo, e il Parlamento non è riuscito a bloccarla il 9 luglio 2026 (314 voti a favore del rigetto, ne servivano 361, maggioranza assoluta dei membri). La scansione volontaria è quindi di nuovo legale fino al 3 aprile 2028.
Il secondo, il regolamento permanente CSAR (proposto dalla Commissione l’11 maggio 2022), che renderebbe obbligatorio il rilevamento, resta bloccato: cinque round di trilogo senza accordo, l’ultimo fallito il 29 giugno 2026 sulla questione della scansione senza sospetto individuale. Lo stesso Servizio giuridico del Consiglio ha ritenuto, in un parere del 10 giugno 2026, che anche una scansione «volontaria» costituisce una perquisizione generalizzata delle comunicazioni difficilmente compatibile con l’articolo 7 della Carta dei diritti fondamentali. I negoziati riprendono il 29 settembre 2026 sotto presidenza irlandese.
Questo caso illustra perfettamente il metodo di questo dossier: né «è stato votato, siamo tutti sorvegliati» (falso — il testo permanente è bloccato), né «non sta succedendo nulla» (falso — la scansione volontaria funziona legalmente e l’espediente procedurale di luglio è ben documentato). La realtà sta nel mezzo, ed è lì che si decide davvero.
4. L’euro digitale: un calendario, non una moneta
Iniziamo da ciò che non esiste. Non c’è alcun euro digitale in circolazione. Non c’è alcuna decisione di emetterlo. Ciò che esiste è un progetto con un quadro preciso.
Sul piano legislativo, la Commissione ha presentato nel giugno 2023 il «pacchetto moneta unica», che include una proposta di regolamento che istituisce l’euro digitale (COM(2023) 369). Il Consiglio dell’UE ha definito la propria posizione negoziale il 19 dicembre 2025. Il Parlamento deve ancora adottare la propria affinché i triloghi possano concludersi; l’ipotesi di lavoro della BCE è un’adozione del regolamento nel corso del 2026, ipotesi non garantita.
Sul lato BCE, la fase di preparazione avviata nel novembre 2023 si è conclusa il 29 ottobre 2025, data in cui il Consiglio direttivo ha aperto una nuova fase di preparazione tecnica. La BCE lo scrive chiaramente: non è stata presa alcuna decisione di emissione, e potrà intervenire solo una volta adottato il quadro giuridico. Il calendario pubblicato è il seguente: selezione dei prestatori di servizi di pagamento, un progetto pilota di 12 mesi a partire dal secondo semestre 2027, e capacità per una prima emissione nel 2029 se tutto si allinea.
Nel merito, tre elementi del progetto rispondono direttamente ai timori più diffusi, e vanno citati con onestà. Il progetto prevede un limite di detenzione (circa 3.000 euro a persona nelle ipotesi di lavoro), senza remunerazione: l’euro digitale è concepito come un mezzo di pagamento complementare al contante, non come sostituto di un conto bancario. La BCE e la proposta di regolamento affermano che l’euro digitale non sarebbe una moneta programmabile, cioè non potrebbe essere soggetto a restrizioni d’uso (date di scadenza, categorie di acquisto autorizzate). Infine, è prevista una funzionalità offline, con un livello di riservatezza per i pagamenti di prossimità presentato come vicino a quello del contante.
Il punto di attenzione, anche qui, non è nel testo attuale ma nella sua durata. Un’infrastruttura pubblica di pagamento digitale, una volta costruita, può essere modificata da un legislatore futuro. La garanzia «non programmabile» vale quanto vale la legge che la sostiene, e una legge può cambiare. Non è un argomento per gridare al complotto; è un argomento per esigere che queste garanzie siano sancite al livello giuridico più alto possibile e monitorate nel tempo. La progressiva scomparsa del contante (42% delle transazioni in negozio in Francia nel 2024, contro il 68% nel 2016 secondo la Banca di Francia) rende questa vigilanza ancora più necessaria: il giorno in cui il contante diventerà marginale, l’alternativa non tracciabile scomparirà da sola, senza che alcuna legge l’abbia vietata.
5. La convergenza: il vero tema
Preso isolatamente, ogni tassello è difendibile, e questo dossier ha cercato di dimostrarlo. Un’identità digitale volontaria con divulgazione selettiva può proteggere la privacy meglio dell’invio della foto di una carta d’identità a un sito sconosciuto. Una verifica dell’età con doppio anonimato è meglio dell’invio di un selfie e di un passaporto a un fornitore offshore. Una moneta pubblica digitale può essere un contrappeso alle reti di pagamento private non europee.
Il tema di società inizia quando si mettono insieme i pezzi. Un portafoglio d’identità accettato ovunque, una verifica dell’età appoggiata su quel portafoglio, un mezzo di pagamento pubblico digitale e un quadro giuridico di scansione delle comunicazioni che viene ricostruito ogni due anni: ognuno di questi elementi ha la propria giustificazione, ma la loro somma disegna un’architettura in cui identificazione, pagamento e comunicazione passano attraverso infrastrutture interconnesse e supervisionate. Nessun testo prevede questa convergenza come obiettivo. Nessun testo la vieta strutturalmente.
È proprio per questo che il 4 maggio 2026 è stata depositata all’Assemblea nazionale francese una petizione intitolata «Garantir le libre choix face à l’identité numérique» (petizione n. 5871). Non chiede di opporsi alla lotta contro la criminalità online, ma che le future legislazioni digitali siano accompagnate da garanzie democratiche esplicite: che l’uso dell’identità digitale resti una scelta e non un obbligo; che restino disponibili alternative accessibili senza identificazione digitale per l’accesso ai servizi pubblici e privati; e che sia garantito il consenso libero e informato in ogni caso d’uso. La petizione può essere consultata e firmata sulla piattaforma ufficiale dell’Assemblea nazionale francese — è una petizione in francese, rivolta al parlamento francese, ma aperta a qualsiasi firmatario, e il suo contesto è descritto nel nostro articolo dedicato.
6. Il paradosso che viviamo in Mad2Moi: proteggere senza identificare
Va detto, perché è ciò che dà a questo dossier il suo ancoraggio concreto: non parliamo di questi temi da teorici.
Mad2Moi è una piattaforma di incontri francese, disponibile in sette lingue e usata ben oltre i nostri confini: le domande trattate in questo dossier (identità, crittografia, verifica dell’età) si pongono in modo identico per i nostri membri in Germania, Italia, Spagna o Paesi Bassi — e questo dossier esiste, tra l’altro, in ciascuna di queste lingue. La libera scelta non è uno slogan per noi: la piattaforma si è costruita fin dal 2021 accogliendo chi rifiutava che una decisione personale condizionasse la propria vita sociale, anche nel momento in cui quel rifiuto costava di più. Il nostro primo problema di sicurezza sono le truffe sentimentali, le reti di «brouteurs» che sfruttano la solitudine per estorcere denaro. Abbiamo dedicato una guida completa a questa piaga (pagina in francese) e due trasmissioni pubbliche ne hanno parlato. Ed ecco il paradosso che affrontiamo ogni giorno: la risposta più semplice ai profili falsi sarebbe richiedere un documento d’identità a ogni iscritto. Abbiamo fatto la scelta opposta: iscrizione con semplice email, verifica tramite video-selfie volontaria per ottenere un badge, moderazione umana delle segnalazioni, e nessuna conservazione di documenti d’identità.
Perché? Perché su una piattaforma di incontri, un database con le identità reali di migliaia di persone, associate alla loro vita intima, sarebbe proprio il peggiore patrimonio da costituire. Le fughe di dati dei servizi di verifica dell’età e delle app di incontri lo hanno dimostrato ripetutamente. La sicurezza tramite identificazione generalizzata non elimina il rischio, lo sposta — lo concentra.
Ciò che la nostra esperienza ci ha insegnato, e che vale ben oltre il nostro caso: la lotta contro la frode si vince con il comportamento (individuazione degli schemi di truffa, moderazione, educazione degli utenti), non con la schedatura preventiva di tutte le persone oneste. È trasponibile al dibattito europeo. La domanda «come proteggere senza identificare tutti» ha risposte tecniche: divulgazione selettiva, doppio anonimato, misure mirate basate sul sospetto con controllo giudiziario. Esistono nei testi. La battaglia democratica consiste nel far sì che restino la regola, e l’identificazione generalizzata l’eccezione.
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FAQ
L’identità digitale europea sarà obbligatoria?
Per i cittadini, no: il Regolamento (UE) 2024/1183 stabilisce un uso volontario e vieta di negare un servizio a chi non usa il wallet. Per alcuni soggetti (banche, telecomunicazioni, grandi piattaforme), accettare il wallet diventa obbligatorio entro fine 2027. Il rischio reale non è un obbligo legale ma un obbligo di fatto, se l’uso si generalizza.
Chat Control è stato approvato?
Il regolamento permanente, no: cinque round di negoziazione sono falliti, l’ultimo il 29 giugno 2026, e i colloqui riprendono il 29 settembre 2026. La scansione volontaria dei servizi non cifrati, invece, è stata rilanciata a luglio 2026 e resta in vigore fino al 3 aprile 2028.
L’euro digitale sostituirà il contante?
No secondo i testi: la proposta di regolamento lo presenta come un complemento, e un testo parallelo del pacchetto del 2023 mira a garantire il corso legale del contante. Il vero fattore di rischio è l’erosione spontanea dell’uso del contante, che non dipende da alcuna legge.
L’euro digitale sarà programmabile?
La BCE e la proposta di regolamento escludono la programmabilità: nessuna restrizione d’uso, data di scadenza o categoria di acquisto imposta. Questa garanzia vale finché non viene modificato il quadro giuridico che la sostiene, il che giustifica una vigilanza duratura piuttosto che una fiducia o un panico definitivi.
Quando potrebbe esistere l’euro digitale?
Non prima del 2029, e solo se il regolamento sarà adottato (ipotesi BCE: nel corso del 2026), se il progetto pilota previsto da metà 2027 avrà successo, e se il Consiglio direttivo deciderà allora l’emissione. Nessuna di queste tre condizioni è oggi garantita.
Cosa chiede la petizione depositata all’Assemblea nazionale francese?
Tre garanzie: che l’uso dell’identità digitale resti una scelta e non un obbligo; che restino disponibili alternative accessibili senza identificazione digitale per l’accesso ai servizi pubblici e privati; e che sia garantito il consenso libero e informato in ogni caso d’uso. Depositata il 4 maggio 2026, è aperta alla firma fino al 19 giugno 2029.
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Fonti ufficiali
Identità digitale: Regolamento (UE) 2024/1183 dell’11 aprile 2024 (EUR-Lex, ELI: data.europa.eu/eli/reg/2024/1183/oj); pagina della Commissione europea sul regolamento EUDI (digital-strategy.ec.europa.eu); Regolamento di esecuzione (UE) 2024/2979.
Chat Control: Regolamento (UE) 2021/1232 (deroga ePrivacy); Regolamento (UE) 2024/1307 (prima proroga); risultati delle votazioni del Parlamento europeo del 26 marzo e del 9 luglio 2026 (europarl.europa.eu); proposta di regolamento CSAR dell’11 maggio 2022 (COM(2022) 209).
Euro digitale: proposta di regolamento COM(2023) 369 (Commissione europea); comunicato del Consiglio direttivo della BCE del 29 ottobre 2025 e pagina del progetto pilota (ecb.europa.eu); dossier sull’euro digitale della Banca di Francia (banque-france.fr); posizione negoziale del Consiglio del 19 dicembre 2025 (consilium.europa.eu).
Francia: legge n. 2024-449 del 21 maggio 2024 (SREN, legifrance.gouv.fr); delibera Arcom n. 2024-20 del 9 ottobre 2024 sul quadro di verifica dell’età (legifrance.gouv.fr e arcom.fr); parere della CNIL n. 2024-067 del 26 settembre 2024 (cnil.fr); petizione n. 5871 «Garantir le libre choix face à l’identité numérique» (petitions.assemblee-nationale.fr/initiatives/i-5871).
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